Ventiquattro ore
Aggiornamento: 29 dic 2022
Racconto vincitore del premio "Storie Vagabonde".

Valerio fa correre la sua macchinina sull’asfalto. Arriccia le labbra per imitare il brum del motore. Finge di essere un pilota d’auto da corsa durante il campionato mondiale e sta vincendo. Riesce a sentire gli applausi del pubblico in visibilio anche se il vicinato è tranquillo. Le ville del quartiere sono circondate dal verde, i passanti sono pochi e per lo più c’è il cinguettio degli uccelli ad infrangere il silenzio.
La sua casa è proprio lì difronte.
Ha imparato ad aprire il cancello per uscire, così può far correre la sua macchinina su del vero asfalto.
Lisa, sua madre, che è ancora in casa, lo sta cercando. Quando dalla finestra lo vede accovacciato in mezzo alla strada quasi muore di paura. Le riesce facile immaginare un’auto in corsa, un autista distratto, lo schianto.
“Valerio!” grida sulla porta, abbandona di corsa la soglia anche se è in pantofole.
Basta quella voce allarmata e le falcate ampie della madre per far scattare in piedi il bambino. Scoppia a piangere quando lo afferra e lo porta sul marciapiede.
Cerca di liberarsi da quella presa inutilmente. Lisa lo lascia quel tanto che basta per guardarlo negli occhi, marroni come le nocciole, gli chiede scusa se ha urlato, ma “la mamma non vuole che ti capiti niente”.
La donna sistema i ricci di Valerio che gli cadono sulla fronte, deve portarlo a tagliarli. È troppo impegnata, se lo dice sempre. Fare la madre e lavorare si è rivelata una sfida, ma oggi rimarrà a casa.
Valerio si rasserena con la promessa di un gelato. Lisa rovista nel freezer, ma pare che il gelato sia finito. “Ti va di fare la spesa?”, glielo chiede sorridendo, basta questo per far sorridere anche lui. Gli va bene, ma solo se può portare la macchinina.
Al supermercato Lisa prende un carrello, sta per infilare Valerio nel sediolino, ma non appena fa per alzarlo lui si lamenta.
“Va bene stai giù, ma non lasciarmi la mano”.
Deve comprare qualcos’altro oltre il gelato, quindi gira per un po’ tra le corsie. Di tanto in tanto lancia un’occhiata a Valerio che fa correre la sua macchinina sugli scaffali.
Si ferma per prendere un pacco di pasta su uno scaffale in alto, poi pensa che ha bisogno anche del latte.
Quando abbassa gli occhi sul figlio non lo trova.
Lo chiama, si guarda intorno.
Lui non c’è da nessuna parte.
All’improvviso il supermercato sembra enorme. Un dedalo di corridoi tutti uguali. Chiede a chiunque se è passato un bambino, alto più o meno così e con i capelli castani. Nessuno l’ha visto.
Non riesce a respirare, ma comincia a correre.
Poi, come niente fosse lo vede fissare delle aragoste in un acquario.
Lisa gli afferra con violenza le braccia, “non devi mai allontanarti!” grida. Lo scuote, “hai capito?”. Lui si lamenta, gli fa male. Lisa lo libera all’istante, gli chiede scusa.
Il resto della spesa la fa tenendogli la mano più stretta di prima.
A casa Valerio mangia allegro il gelato sporcandosi le guance e la maglietta.
Lisa poi gli fa il bagno, giocano insieme con la schiuma, sembra che non sia successo niente. Valerio è meravigliosamente allegro, quando sorride sembra che ogni cosa risplenda.
Dopo cena lo mette a letto e gli legge una storia dal suo libro di racconti preferito.
Quando Lisa sente l’auto di Giacomo parcheggiare vicino al vialetto di casa va di corsa ad aprirgli la porta così che bussando non rischi di svegliare il figlio.
Lo accoglie con un sorriso raggiante, lui invece sembra molto stanco.
Giacomo ricambia il suo bacio, poi si guarda intorno titubante.
“Valerio è a letto” lo rassicura, “l’ho fatto già cenare, così possiamo mangiare soli, a lume di candela”, è così felice per aver passato la giornata con Valerio che si sente esplodere d’energia. Lo precede svelta fino alla sala da pranzo, dove è tutto già pronto. Due candele sono accese accanto ai calici di vino.
Giacomo guarda la tavola imbandita e invece di rallegrarsi sospira, “Lisa vieni qui”.
Quel tono la preoccupa, “qualcosa non va?”.
Non risponde, le fa segno di sedersi, poi le prende le mani tra le sue.
Per un’inspiegabile ragione Lisa sente l’urgenza di sciogliere quella stretta, “ho il forno acceso, io devo…” il marito la interrompe.
“Lisa” sospira e la osserva sopra due occhiaie profonde, sembra reggere in quello sguardo il peso del mondo.
“Giacomo hai una faccia… sembri un fantasma, te lo dico sempre che non devi lavorare così tanto, parla con Carlo, di sicuro potrebbe…”, ma la interrompe di nuovo.
“Smettila”.
Giacomo ora ha un tono duro, è uno scatto d’ira che scaccia in fretta, “devi smetterla” la voce è tornata morbida.
Lisa scuote la testa, confusa “che cosa? non capisco”.
L’uomo allora si arrende e abbassa lo sguardo, ma poi torna a cercare i suoi occhi, “Valerio non c’è più”.
Lisa scoppia a ridere, “ma no, è di sopra, sta dormendo”.
Giacomo è sul punto di piangere, se non lo fa è solo perché non ne ha più la forza.
“Tre mesi fa Valerio giocava in mezzo alla strada”.
Lisa non smette di ridere, le sembra assurdo “no, ti sbagli, l’ho visto questa mattina e l’ho portato subito in casa”.
Suo marito stringe le labbra e come sempre si sorprende di trovare la forza di ripeterlo, “ti stavi preparando per andare a lavoro. Lui è uscito. Non lo hai visto. È passata una macchina”.
Lisa lascia le mani di Giacomo, si alza di colpo, la sedia cade a terra.
“No” scuote la testa.
“Sì, invece. Era una macchina sportiva di quelle che piacevano a lui”.
No. Non è possibile.
“Correva e non si è fermata in tempo”.
La voce del marito anima un ricordo che la insegue. Lei fugge via, corre su per le scale. Entra nella stanza di suo figlio.
Il letto è vuoto.
Affonda le mani sulle coperte come se non riuscisse a credere ai suoi occhi perché lui doveva essere lì. Doveva esserci per forza.
Poi si rivede nel bagno davanti alla vasca.
Nella cucina.
Al supermercato.
Era sola.
Sulla soglia di casa fissava quella strada spaventosa. Era corsa sul vialetto per afferrare il vuoto. Si era inginocchiata sul marciapiede da sola.
Suo marito le stringe le spalle scosse dai singhiozzi, ma non riesce nemmeno a guardarla. La porta a letto e scioglie un sonnifero in un bicchiere d’acqua che le porge. Lei lo beve, vuole solo che il dolore finisca.
Il mattino dopo Giacomo la lascia dormire. Si veste lentamente, senza fare rumore.
Fa il nodo della cravatta davanti ad uno specchio.
Un tempo glielo faceva Lisa.
Lo coglie d’improvviso una vertigine che gli strappa il respiro. Lui è l’unico sopravvissuto di un mondo che si è infranto, non sa se a soffocarlo è più la solitudine, o la paura di spezzarsi a sua volta.
Si appoggia ad un mobile in cui affonda le unghie finché non riesce a riempire di nuovo i polmoni.
Poi infila faticosamente la giacca ed esce di casa.
Lascia il vialetto con attenzione, guida sempre piano adesso.
Quando l’auto si allontana Lisa apre gli occhi.
Deve andare a lavoro, la sveglia non ha suonato. Perché non ha suonato?
Comincia a vestirsi di fretta.
Deve svegliare Valerio, o farà tardi, ma quando entra nella sua cameretta non lo trova.
Si mette a cercarlo colta da una paura improvvisa, poi lo vede fuori dalla finestra giocare in mezzo alla strada.




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