top of page

C'è sempre spazio per il dolce

29 dic 2022
Tempo di lettura: 3 min

Racconto scritto per il concorso a tema "Disuguaglianze Sociali" di Podcastory.


Volevo aprire una catena di pasticcerie. Sognavo in grande e il successo dei miei ristoranti mi faceva ben sperare che avrei ripetuto quell’impresa.
Avevo comprato un locale in una zona di lusso frequentata dai turisti. Ero certo che con quella posizione la pasticceria sarebbe diventata molto popolare. L’unica cosa che mancava era un pasticcere che lavorasse in un laboratorio visibile al pubblico attraverso una grande vetrata. Pensavo che in questo modo avrei attirato molti curiosi che una volta dentro avrebbero comprato sicuramente qualcosa.
Incontrai diversi candidati, però nessuno mi aveva convinto. Ero sempre più preoccupato che avrei tardato l’apertura. Temevo persino di dover aumentare il compenso per attirare pasticceri migliori.
Un giorno si presentò Simon. Veniva da Accra, Ghana, dove era pasticcere. Aveva un forte accento inglese. Parlava poco, rispondeva con difficoltà. Mi disse che aveva sposato una donna italiana per questo si era trasferito qui, dove aveva avuto due figli. Lavorava come aiutante in una grossa pasticceria fuori città, era venuto a fare il colloquio perché con me avrebbe guadagnato di più. Mi chiesi quanto poco dovessero pagarlo.
Cercai di immaginarlo con la divisa bianca che avevo scelto, l’effetto con il colore della sua pelle era bizzarro. Gli dissi di preparare la sua specialità, ma che fosse italiana. Lui si mise all’opera e io intanto già cercavo un modo gentile per declinare la sua candidatura.
Il problema è che avevo avuto una disavventura precedente con un cameriere di colore. Molti clienti si erano rifiutati di farsi servire da lui. Pensavano che non capisse l’italiano e che avrebbe causato problemi con le ordinazioni, alcuni semplicemente non volevano che toccasse il loro cibo. Era un bravo cameriere, ma dovetti riassegnarlo alle pulizie, così sarebbe stato nel ristorante solo durante gli orari di chiusura.
Sospettavo che la reazione in pasticceria sarebbe stata la stessa. La sua pelle, il suo accento, il fatto che preparasse dolci italiani, forse tutto questo avrebbe tenuti lontani i clienti.
Simon mi preparò dei biscotti di pastafrolla, alcuni avevano una ciliegia candita rosso brillante, altri erano per metà immersi nel cioccolato e coperti di granella. Mi sembrò una scelta ridicola, al posto suo avrei osato di più. Però, pensai, in questo modo sarebbe stato più facile respingere la sua candidatura.
Poco convinto assaggiai il primo biscotto. La pastafrolla. Il cioccolato. Poi le ciliegie. Un morso dopo l’altro. Erano irresistibili. E buonissimi. Una catastrofe.
Gli chiesi di eseguire altre ricette, più caratteristiche, speravo di metterlo in difficoltà. Lo trattenni quasi tutto il giorno, lui non emise un fiato. Lavorò senza lamentarsi e i risultati furono deliziosi.
Gli dissi che gli avrei fatto sapere. Non sembrò troppo contento, ma non lo ero nemmeno io.
Se facevo la scelta sbagliata rischiavo di mandare all’aria tutta l’impresa.
Ci pensai per giorni. Simon era un bravo pasticcere e sapeva l’inglese, in un contesto turistico lui era la scelta perfetta. Eppure l’idea del laboratorio in vista era per accogliere i clienti in un ambiente familiare tutto italiano. Non potevo permettere che la sua assunzione finisse per affondare il locale.
La pasticceria era ormai pronta e io non avevo ancora deciso.
La verità è che amo il mio lavoro perché amo la cucina. Quindi la scelta l’avevo già presa, avevo solo paura di perdere soldi. Allora mi venne un’idea.
Aprii la pasticceria e preparai Simon con una divisa bianca perfetta, feci fare lo stesso ai ragazzi che misi al bancone. Con un po’ di persuasione convinsi un giornalista a presentarsi all’apertura. Gli offrii tutto quello che c’era, gli presentai Simon, gli raccontai la sua storia. Quando alla fine se ne andò era soddisfatto e lo ero anch’io.

Scrisse un articolo su Simon, su come fosse il primo pasticcere straniero nell’intera zona, un esempio per tutti, consigliava vivamente di fargli visita per assaggiare i suoi dolci buonissimi.

Avevo invitato il giornalista per attirare clienti, trasformare il mio locale in un emblema di lotta alle disuguaglianze piuttosto che una vittima. Però, leggendo quel trafiletto sul giornale un po’ mi commossi. Lo feci incorniciare e lo appesi all’ingresso, così che i clienti potessero sapere che entrando sceglievano il progresso. Un pasticcere straniero e specialità italiane con qualche novità internazionale. L’integrazione, lo confesso, non è mai stata così buona.

Commenti


© 2035 by T.S. Hewitt. Powered and secured by Wix

bottom of page