I Curriculum di Erica Andy Arton28 dic 2022Tempo di lettura: 2 minAggiornamento: 29 dic 2022Racconto breve pubblicato in "L'italia che Lavora" di Apollo Edizioni. Erica gira per bar e lascia il suo curriculum. È venerdì sera, in giro ci sono molte persone, forsetroppe per una cosa tanto delicata. Io l’accompagno per darle manforte, ma ho paura di non esserela persona più adatta.Ogni volta che entriamo in un bar lei sfoggia un’aria professionale ed io una intimidita. Allunga ilfoglio al proprietario. Indago sulla faccia dell’uomo di turno la sua reazione, mi domando se è unacosa che succede spesso, o se invece è sorpreso quanto me che qualcuno mostri un pezzo di cartaper un lavoro da cameriera. Molti provano ad essere professionali, alcuni invece, sonosemplicemente troppo indaffarati e le dicono semplicemente di lasciare il foglio da qualche parte.Le faremo sapere.Non entro in tutti i bar. Mi manca il coraggio. C’è questo disagio nascosto che mi fa sentire unastupida. Lei invece, è fiera e impavida. Studia recitazione e abita da sua madre, non ha davverobisogno di soldi, o forse è stufa di non averne di propri. Mi sembra un capriccio sciocco, quasitogliesse lavoro a qualcuno che ne ha davvero bisogno. Questo pensiero mi fa sentire infantile e mirende ancora più piccola accanto a lei.Passano un paio di giorni.Quando la risento le domando se qualcuno si è fatto vivo. Mi dice che un paio l’hanno chiamata.D’improvviso tutta quella professionalità mi sembra sensata. Le chiedo cosa le hanno detto, mi diceche lo stipendio è una miseria e gli orari improponibili. Se deve fare la sguattera preferisce rimanerea casa.Penso che la verità è che non è disperata abbastanza. Quest’idea mi trafigge con una tale violenzache mi vergogno di me stessa. È il genere di riflessione capitalista che ha rovinato l’economiamoderna. Poi, mi dico che sto solo cercando scuse per non ammettere che faccio parte delproblema.Le dico che mi dispiace. Dei soldi le avrebbero fatto comodo, ma la dignità ha un valore e se non sela sente non è obbligata. Non aggiungo che non molti sono altrettanto fortunati.Lei scuote le spalle per sminuire il problema. Poi mi confessa che uno di loro le ha anche mandatodei messaggi. L’offerta era buona. Le dico di tentare. Lei mi ferma e aggiunge che le ha chiesto seindossa le gonne. Scoppio a ridere e dalla sua faccia capisco che è la reazione sbagliata. Mi spiegache le aveva chiesto di indossarle a lavoro. Le chiedo se lo prevede la divisa. Lei dice che non c’ènessuna divisa.Sospiro senza più niente da dire.Ora sono felice che non sia disperata abbastanza da accettare qualsiasi lavoro.
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