Accadde a cinque miglia dal centro abitato di Los Alamos, New Mexico. La cittadina si trova sull'altopiano di Pajarito circondata da colline dai fianchi boscosi e cime brulle coronate di rocce appuntite. All’epoca aleggiava ovunque un’aria cupa e decadente, i forestieri attraversavano Los Alamos il più rapidamente possibile, era difficile per chiunque sfuggire all’impressione di una tesa diffidenza. Iniziò il 5 giugno del 1949. Kate Bell, sposata e con un figlio, scomparve lungo il percorso tra il supermercato e la sua casa. Non aveva mai detto di volersene andare. Non c’era stata nessuna lite. La sua macchina fu ritrovata sulla strada che costeggiava il bosco, aveva la portiera ancora aperta. Era come se d’improvviso avesse deciso di uscire senza volarsi indietro. I detective non avevano elementi per definirlo un rapimento, all’interno della vettura non c’erano segni di lotta, il motore non era in avaria. La cercarono per settimane. Si ipotizzò che fosse in stato confusionale e che avesse deciso di sparire.
Steve Crews era un uomo rispettabile, viveva con sua moglie e i suoi due figli alla periferia di Los Alamos. La loro improvvisa scomparsa fu datata al 7 giugno. Fu identificata dalla scientifica una falsa parete nello scantinato. Dietro c’erano tre corpi, avvolti in sacche di plastica. Steve Crews era ancora scomparso. Fu emanato un mandato di cattura internazionale. Per molti amici era impossibile che fosse lui il responsabile di un crimine così atroce. Amava la sua famiglia.
Luke Dungey era un ragazzo educato, timido, ma vivace, andava d’accordo con tutti. Il 10 giugno disse alla madre che andava ad una festa. Il mattino seguente non era nel suo letto. Fu trovato il suo cappello sul lato della strada al limitare del bosco. Le squadre di ricerca setacciarono l’intera area, compreso il letto del torrente, ma per giorni non trovarono nulla.
Seguirono altri casi di misteriose sparizioni durante tutto il mese di giugno. Ci furono molte teorie, alcune erano plausibili, altre invece assolutamente inverosimili. Rapimento. Inseguimento. Tortura. Riti satanici secondo il reverendo Hardy, che pronunciò un memorabile sermone su empietà demoniache che prendevano possesso delle persone. Ed in effetti c’era voce che si potessero udire, a certe ore della notte, in determinati punti del bosco, fugaci brusii e presenze aleggianti nelle ombre.
Quasi tutti intimamente iniziarono a credere che gli eventi verificatisi la notte del primo giugno fossero connessi alle sparizioni. C’era stato un forte rombo tra le colline e una scossa di terremoto che aveva lasciato basiti i geologi. Era ancora fresco il ricordo dell’incidente di Roswell, avvenuto due anni prima proprio in New Mexico. Si diceva che una sonda aliena fosse precipitata in una fattoria. Entità extraterrestri forse si aggiravano anche per Los Alamos.
Il 3 luglio durante le ricerche di Dugney fu scoperto nel bosco il cadavere di Kate Bell. Si trovava a diverse miglia dal luogo in cui aveva lasciato la sua macchina. La causa del decesso non era dovuta ad impatto con corpo contundente, non c’erano fratture, né ferite da arma da taglio o proiettile. Non c’erano elementi che facessero pensare ad uno strangolamento, i tessuti molli del collo erano troppo compromessi, né che fosse stata percossa. Kate Bell era morta, ma non si sapeva come, o perché. Tra il supermercato e la sua casa era successo qualcosa.
Trovarono altri corpi nel bosco nei giorni seguenti, a causa dell’avanzato stato di decomposizione ci furono le stesse difficoltà nello stabilire una causa di morte. Fu solo quando Derek Haut, scomparso dopo essere uscito di casa la mattina del 17 giugno, che la situazione attirò definitivamente l’interesse dell’FBI. L’uomo era in evidente stato stuporoso, camminava nei boschi portando con sé un microonde quando uno degli uomini delle squadre di ricerca lo trovò. Nessuno si attardava mai dopo il tramonto, soprattutto a causa dei strani brusii che si udivano in quelle ore. Don Viener tuttavia, si era portato più avanti degli altri e sulla strada del ritorno, alle ultime luci del tramonto, vide la figura barcollante di Derek Haut.
In ospedale fu rilevato un avanzato stato di disidratazione e una consunzione al limite della sopravvivenza. L’uomo non reagiva a nessuno stimolo, né alla voce dei suoi cari, né – cosa più preoccupante – al dolore. Durante la notte cominciò a sbattere la testa contro un muro, quando gli infermieri lo legarono al letto si tagliò di netto la lingua con i denti e morì soffocato dal sangue.
Gli agenti dell’FBI arrivarono la mattina del 5 luglio, dopo che la polizia aveva trovato Steve Crews. Era stato portato in ospedale e ammanettato al letto. Ewan Wesley e Jade North erano arrivati direttamente da Washinton. Avevano ascoltato con delusione le deposizioni di alcuni familiari delle vittime senza che i loro gesti, o le loro espressioni aggiungessero niente alle registrazioni che erano state inviate al bureau dalla polizia locale. In ospedale Wesley mostrò un certo disappunto parlando con i medici, che non avevano molto da aggiungere a quello che poteva vedere da sé. Steve Crews non era in grado di rispondere alle loro domande, in verità si mostrava a malapena cosciente, simile ad un sonnambulo. Wesley chiese se Crews potesse camminare. Venne fortemente sconsigliato. Jade North spiegò più tardi alla polizia l’idea di riportare l’uomo nel bosco. Erano dell’idea che le persone scomparse fossero dirette da qualche parte nei dintorni. Ned Riesle, capo della polizia, chiese se pensassero ad una ipnosi collettiva, droghe, o persino spie comuniste attivate dai russi, ma non ricevette risposta dai due agenti.
Dopo il tramonto lasciarono Steve Crews nel punto in cui era stato trovato, gli restituirono anche la tv da 16 pollici che aveva con sé. L’uomo tornò improvvisamente presente a sé stesso. Quando cominciò a camminare North e Wesley lo seguirono, ma il resto degli agenti rimase un po’ indietro perché temevano di attraversare la tenebrosa boscaglia e così ben presto li persero di vista.
Jade North fu la prima a notare l’ampia distesa arida e brulla che si apriva nel bosco. In mezzo c’era un’alta costruzione di metallo che attirava subito l’attenzione, era simile ad un’antenna allungata verso il cielo. Crews si fermò ai suoi piedi dove cominciò a smontare il televisore, lì con lui c’erano anche Ambra Hill e Tom Neal, due volti noti tra la lista di scomparsi. Ewan fece in tempo ad abbassare lo sguardo e notare il terreno davanti a loro calpestato dal passaggio di qualcosa. L’erba si schiacciava sotto un peso invisibile che si muoveva in direzione della sua collega. La chiamò, ma lei rimase immobile. Ewan indietreggiò sparando in direzione di quelli che erano indiscutibilmente passi. I colpi si piantarono a terra sollevando schegge di terriccio. Jade si voltò lentamente, dava l’idea di una bambola tirata da fili impossibili da vedere nel buio. Lo fissò con occhi vuoti come biglie di vetro incastrate nella testa di un animale impagliato. Portò la mano verso la pistola, così Ewan alzò la sua e le ordinò di non muoversi. Adesso gli pareva di sentire l’immediata presenza di qualche terribile entità che s’insinuava nella sua mente, di scorgere sul terreno un’infernale avanzata diretta contro di lui e poi più niente.
Vide una luce. Gli ci vollero parecchi istanti per rendersi conto che era di nuovo a Cherbourg sul fronte di liberazione francese. Comandava l’avanzata attraverso una delle strade principali. Sapeva che di lì a poco i soldati tedeschi sarebbero apparsi alle finestre massacrando la sua brigata. Lo sapeva perché era solamente un ricordo, eppure gridò disperatamente per ordinare la ritirata. Nessuno sembrò sentirlo. Gridò ancora, più forte. I suoi uomini si muovevano inconsapevoli verso un gruppo di civili, erano un’esca. Sarebbero morti tutti, ancora una volta. I loro volti lo avrebbero perseguitato le notti a venire. Una voce gli disse che non doveva guardare per forza. Chiuse gli occhi. Si portò la pistola alla testa. Sarebbe finita presto, non avrebbe mai più dovuto guardarli morire. Il primo sparo che gli esplose nelle orecchie non fu quello della sua pistola, d’istinto non pensò ai fucili dei nazisti, ma a Jade. Aprì gli occhi in tempo per guardare il corpo della donna afflosciarsi a terra. Si era puntata la pistola alla testa, ma aveva lottato contro quella forza invisibile, così il colpo le aveva ferito di taglio la tempia.
Quando gli uomini della polizia di Los Alamos arrivarono alla radura videro l’agente Wesley correre furiosamente in direzione di una grossa costruzione. Lo guardarono abbatterla pezzo dopo pezzo. Quelli che soccorsero Jade North la sentirono vaneggiare, diceva di distruggere quella cosa, fece anche fantasiosi accenni ad un certo piano di distruzione dell’intera umanità e di tutta la vita sulla faccia della terra, preparato da un’antica razza di esseri provenienti da un’altra dimensione. Gli agenti si guardarono in faccia l’un l’altro, poi tutti fissarono la grossa antenna concordando silenziosamente sulla medesima idea: quell’oggetto forse era progettato per inviare un messaggio diretto ad una razza aliena.
Non rimase più alcuna prova, ogni cosa fu portata via dall’FBI, ma chi era stato lì quella notte raccontava di aver visto poco distante i resti di una navicella, forse schiantata al suolo la notte del primo giugno. Aveva bruciato tutto il terreno circostante ed in effetti ancora oggi in quella zona, ormai vuota, non cresce nulla, né alberi, né arbusti, né erba.
Delle entità che si diceva dimorassero ancora nei sopravvissuti scomparsi il mese di giugno si supponeva fossero morte insieme ai loro ospiti quando l’agente Wesley sparò loro nel tentativo di smantellare l’antenna. Eppure tuttora è difficile che qualcuno si avventuri in quei boschi a notte fonda, molti dicono che si possa ancora sentire la presenza di estranee entità tra le colline che circondano Los Alamos.
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