L’eliambulanza arrivò al pronto soccorso in tempo record. L’atterraggio verticale sul tetto dell'edificio fu perfetto, i cuscinetti magnetici attutirono la discesa rapida. I paramedici trasportarono di corsa il ferito, Thomas Crawford, 45 anni, in barella.
Mentre l'uomo combatteva tra la vita e la morte la sua famiglia, moglie e figlio, fu lasciata indietro quando le porte dell’ala di chirurgia gli si chiusero davanti. La moglie, Nora, si guardò intorno con ansia. Nella sala d’aspetto c’erano molte persone. Le facce pallide e dolenti stonavano con l’aria festosa delle decorazioni.
A Natale gli ospedali erano sempre pieni.
Nora si diresse alla reception dove un’androide classe NU-R2 le rivolse le domande standard. Aveva una delicata forma femminile, ma un rivestimento in ergonomiche placche bianche che identificava le macchine a scopo medico. I suoi occhi, gli obiettivi di due videocamere azzurre, fissavano la donna confermando che non presentava lesioni.
Nora si sedette ad una delle sedie libere, stringeva il figlio addormentato tra le braccia. Distolse l’attenzione da un punto vago davanti a lei solo quando un altro androide richiamò la sua attenzione. Sul petto spiccava un identificativo in led verde, H1-R0. Era della linea chirurgica. Le disse che non potevano fare altro per suo marito. Se lo desiderava aveva il tempo di dirgli addio.
La stanza in cui si trovava l'uomo era piccola, ma accogliente. C’erano pochi macchinari, l’indispensabile per tenerlo in vita. Nora non riuscì a trovare parole per calmare suo figlio Jeremy. Aveva sbagliato a portarlo con sé, le fu dolorosamente chiaro guardando il marito immobile sul lettino. Era pallido, quasi del tutto immobile se non per il movimento regolare del suo respiro, un artificio concesso dal respiratore che gli avevano infilato in gola. Non riuscì a credere che quello fosse tutto ciò che era rimasto di lui. Il casco aveva protetto la testa, ma il resto era solo un moncone.
Dannata moto, l’aveva sempre odiata.
Quando H1-R0 iniettò lo stimolante l’uomo riaprì gli occhi. Nora nel salutarlo si sciolse in lacrime.
Poche ore dopo la donna era ormai crollata per il sonno con una mano tra le lenzuola a stringere quelal di suo marito. Jeremy tra le sue braccia guardava ancora il padre. Era la vigilia di Natale. Tutti erano felici. Perché loro erano lì? Quella notte dovevano aspettare Babbo Natale ognuno nel proprio letto. Si chiese se l’avrebbe trovato anche se non era a casa. Si disse di sì, l’avrebbe fatto, lui non era un essere umano qualsiasi, lui aveva dei poteri. Con un filo di voce, mentre già riprendeva a piangere gli chiese il suo regalo, “ti prego, Babbo Natale, salva mio padre. Sono stato buono, te lo giuro. Sono stato buono”.
Ad ascoltare quel desiderio espresso con un filo di voce non c’era nessuno se non H1-R0. Le lenti che aveva al posto degli occhi ruotarono per mettere a fuoco il bambino. Rimase impassibile per lunghi istanti, poi alzò lo sguardo. Un filo di luci colorate era avvolto ad un piccolo albero di Natale. Tra le decorazioni c’era un piccolo Babbo Natale di plastica, sorridente e con un sacco pieno di doni.
Jeremy si svegliò solo quando sentì la madre parlare allarmata. Si voltò a cercare suo padre, ma il letto era vuoto. Nella stanza entrò H1-R0, Nora gli chiese dove fosse suo marito. Rispose che era in obitorio. Nora vacillò, l’attraversarono mille domande, ma era stufa di parlare con un pezzo di latta. Lasciò all’androide l’ordine di prendersi cura di suo figlio e si precipitò fuori dalla stanza in cerca di un vero dottore.
Jeremy non capiva.
“Lo state operando di nuovo?”, chiese.
“No” fu la risposta metallica dell’androide.
“Vuoi vederlo?”.
Il bambino annuì, poi strinse la mano che l’androide gli porgeva.
L’ascensore scese un numero infinito di piani. Ad ogni nuovo numero sul display l’ansia di Jeremy cresceva. Non era mai stato tanto lontano da sua madre. Quando le porte si aprirono H1-R0 uscì portando con sé il bambino. Faceva freddo. C’era silenzio. Le luci al neon sul soffito non lasciavano angoli bui, si riflettevano invece sulle pareti bianche.
In fondo al corridoio c’era una porta.
Jeremy camminava sempre più lentamente, non era convinto. L’androide teneva il suo passo, non lo strattonava. Rispondeva con calma alle sue domande.
“Papà è lì?”, alzò lo sguardo sull'androide, H1-R0 lo guardava di rimando.
“Si” disse. Allora Jeremy riprese ad accelerare il passo.
Quando l'androide aprì la porta Jeremy notò che la luce all'interno era spenta. Ci fu il click di un interruttore, poi le lampade si accesero con uno sfarfallio.
La notte di Natale c’erano sempre molti ricoveri. Tanti morivano e così l’obitorio si riempiva di cadaveri freschi. Tutti i corpi erano chiusi dentro loculi d’acciaio, solamente uno era disteso su una barella, coperto da un telo di stoffa bianca.
“Questo è il tuo regalo di natale, Jeremy”, le lenti dell’androide si puntarono ancora una volta sul bambino. Lui ricambiò lo sguardo, i suoi occhi si fecero enormi per la sorpresa. Lasciò la presa sulla mano di H1-R0 per avvicinarsi.
“Papa?” chiamò.
Thomas si riscosse. Aprì gli occhi. Erano acquosi, disorientati, ma lo riconobbe. Si alzò lentamente per combattere le fitte che gli attraversavano il corpo. Il telo cominciò a scivolare via. Jeremy strabuzzò gli occhi, trasalì. Arretrò. Suo padre si sporse in avanti per rassicurarlo. Andava tutto bene. Poi vide la propria mano, ma non la riconobbe. Allora si guardò e incrociando le suture perfette che univano parti di un corpo che non gli apparteneva gridò. Era un verso strano, lamentoso.
Jeremy arretrò più in fretta.
“Non è il regalo che hai chiesto?”, domandò l’androide.
Jeremy lo vide avvicinarsi a passi inesorabili e lenti, “sei stato un bravo bambino, Jeremy”. Dalle labbra dischiuse del bambino non uscì altro che un respiro strozzato. Suo padre, una testa cucita su un patchwork di carne, provò ad alzarsi, ma crollò a terra. Prese a trascinarsi verso di lui e intanto continuava ad urlare in quella maniera insopportabile, allargava e abbassava la mascella, per lo sforzo sbavava. Allungò una mano verso di lui, “uc...i...di...mi”. Jeremy arretrò per sfuggire alla mano tesa di suo padre, una mano estranea, diversa da quella che l'aveva accarezzato tante volte. In quel tentativo frenetico e terrorizzato inciampò sui propri piedi, barcollò. H1-R0 tentò di afferrarlo, ma quando si ritrasse anche da lui Jeremy finì a terra, sbatté la testa contro il muro, il collo fece uno schiocco secco. Tutto d’un tratto divenne di nuovo buio davanti ai suoi occhi spalancati.
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